Ridurre l'impronta di carbonio dei pasti
Ambiente

Come ridurre l’impronta ecologica?

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Come ridurre l’impronta ecologica ? Possiamo iniziare dai nostri pasti !

In effetti, la produzione alimentare rappresenta un quarto delle emissioni globali di gas a effetto serra.

Di conseguenza ci si puo’ chiedere :

  • Come si puo’ ridurre l’impronta di carbonio dei pasti?
  • Come calcolare l’impatto ecologico dei pasti?
  • Acquistare prodotti disponibili localmente é utile?

Questo articolo tenta di rispondere a queste domande grazie all’analisi di dati qualificati.

 

Ridurre l’impronta ecologica dei nostri pasti : mangiare prodotti locali è la soluzione?

La produzione alimentare rappresenta un quarto delle emissioni globali di gas a effetto serra.

“Mangiare locale” è una raccomandazione che si sente spesso per poter fornire una risposta al problema.

Come vedremo in questo articolo, analizzando i dati a nostra disposizione, sembra che questo non sia il metodo migliore.

Mangiare a km zero avrebbe un impatto significativo solo se il trasporto fosse responsabile di gran parte dell’impronta di carbonio.

Per la maggior parte degli alimenti, non è così. Le emissioni di gas a effetto serra legate ai trasporti rappresentano una minima percentuale delle emissioni.

 

In effetti, quello che mangi è molto più importante della provenienza del prodotto.

Nel grafico qui sotto, vediamo le emissioni di alcuni prodotti alimentari: dalla carne bovina alla frutta secca.

Per ogni prodotto, si puo’ vedere in quale fase della catena di approvvigionamento provengono le emissioni.

 

 

potenza dell'impronta di carbonio

Fonte: Ourworldindata.org

 

Si tratta della più grande meta-analisi conosciuta ad oggi, pubblicata su “Science” da Joseph Poore e Thomas Nemecek (2018).

Il punto più importante di questo studio è che ci sono enormi differenze nelle emissioni di gas a effetto serra a seconda del prodotto che si consuma.

 

L’impronta di carbonio degli alimenti per animali

Nel complesso, gli alimenti di origine animale tendono ad avere un’impronta più elevata rispetto agli alimenti di origine vegetale.

Sia l’agnello che il formaggio emettono più di 20 chilogrammi di CO2 per chilogrammo.

Pollame e maiale hanno un emissione inferiore, ma sono più alti della maggior parte degli alimenti a base vegetale.

Per la maggior parte degli alimenti, le emissioni di gas a effetto serra deriva dallo sfruttamente del suolo.

Le emissioni nella fase agricola includono processi come l’applicazione di fertilizzanti, sia organici che sintetici e produzione di metano nello stomaco del bestiame.

L’uso del suolo e le emissioni nella fase di sfruttamento rappresentano oltre l’80% della maggior parte delle impronte alimentari.

I trasporti contribuiscono in piccola parte alle emissioni. Per la maggior parte dei prodotti alimentari, sono inferiori al 10%.

 

Studio sull’impatto ecologico negli Stati Uniti

In uno studio pubblicato su “Environmental Science and Technology”, Christopher Weber e Scott Matthews (2008) hanno studiato l’impatto climatico delle scelte alimentari nelle famiglie statunitensi.

La loro analisi ha dimostrato che sostituire almeno un pasto alla settimana di carne bovina o latticini riduce le emissioni di gas a effetto serra più che acquistare tutto il cibo da produttori locali.

 

Il pericolo del locale a tutti i costi

Ci sono una serie di casi in cui mangiare prodotti locali potrebbe addirittura aumentare le emissioni. Nella maggior parte dei paesi, molti alimenti possono essere coltivati e raccolti solo in determinati periodi dell’anno. Ma i consumatori li vogliono tutto l’anno. Questo ci offre tre opzioni: importarli dai paesi in cui si trovano in stagione, utilizzare metodi di produzione ad alta intensità energetica (come le serre) per produrli tutto l’anno o utilizzare la refrigerazione e altri metodi di conservazione per conservarli per diversi mesi.

Per esempio, i pomodori prodotti nelle serre in Svezia consumano 10 volte più energia dell’importazione di pomodori nello stesso paese d’Europa dove si possono trovare di stagione.

 

mangime per carne con impronta di carbonio

Quali prodotti sono trasportati per via aerea?

I prodotti trasportati per via aerea rappresentano solo lo 0,16% dei km totali.

La maggior parte degli alimenti vengono trasportati in barca : avocado e mandorle sono esempi perfetti.

La spedizione di un chilogrammo di avocado dal Messico al Regno Unito genererebbe 0,21 kg di CO2, ciò rappresenta circa l’8% dell’impronta totale di un avocado.

 

Come facciamo a sapere quali prodotti arrivano in aereo?

 

Questi prodotti sono di solito altamente deperibili. Ciò significa che devono essere mangiati poco dopo il raccolto. In questo caso, il trasporto aereo diventa l’unica opzione.

Asparagi, fagiolini e bacche fanno spesso parte di questa categoria.

 

 

Calcolo dell’impronta di carbonio dei pasti: il sito agribalysis

Il programma AGRIBALYSE® fornisce una banca dati e un riferimento per l’analisi ecologica dei prodotti alimentari. I dati si basano sul metodo LCA (Life Cycle Analysis).

Questo metodo fornisce indicatori dell’impatto dei prodotti che mangiamo ad ogni tappa del processo (dal campo alla piatto) e tenendo conto di varie questioni ambientali (clima, acqua, aria, suolo …).

Per ogni prodotto sono forniti 16 indicatori.

 

Come funziona Agrybalysis?

Per prima cosa devi andare sul sito:  agribalyse.ademe.fr/app (disponibile solo in francese per il momento mi spiace)

Se, ad esempio, nel motore di ricerca inserisci “POT-AU-FEU”, avrai il risultato qui sotto:

 

mangime per carne con impronta di carbonio

 

Il punteggio ambientale “PEF” è pari a 3,53.

PEF è il nuovo sistema di rating europeo, l’obiettivo è di definire obiettivamente l’impronta ecologica dei prodotti e fornire un metodo di misura comune a tutti i paesi dell’UE.

 

Qual’é il risultato di una frittata al formaggio?

Abbastanza basso, solo 0,56 🙂

potenza dell'impronta di carbonio

 

Bilancio globale del consumo di carne

Se il consumo di carne sta diminuendo nella maggior parte dei paesi europei, continua ad aumentare a livello mondiale. Il continente asiatico consuma quasi la metà della produzione mondiale.

I grafici qui sotto presentati dal sito “Our Word in Data” utilizzando i dati FAO ci mostrano l’evoluzione del consumo globale di carne nel mondo. 

Il modello è interattivo, potete navigare fra i vari grafici e regolare le impostazioni a piacimento.

 

 

 

Non esitate a reagire nei commenti per esprimere la vostra opinione. 

 

 

Fonti:

https://ourworldindata.org/food-choice-vs-eating-local

https://www.agribalyse.fr/app

https://www.credoc.fr/publications/les-nouvelles-generations-transforment-la-consommation-de-viande

https://ourworldindata.org/grapher/meat-supply-per-person

http://www.fao.org/faostat/en/#data/FBS

 

 


Puoi anche scoprire le altre sezioni del sito, in cui scrivo articoli su argomenti di cui sono appassionata: educazione, benessere, ambiente.


 

 

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